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Domenica 21 Gennaio 2018

sator

Parola misteriosa, affascinante e concreta allo stesso tempo. Se ne erano accorti anche i Romani: tra le rovine di Pompei è stato rintracciato questo “quadrato magico”: in qualsiasi senso lo leggiate, vi trovate sempre scritto: “Sator Arepo Tenet Opera Rotas”: il seminatore Arepo regge a fatica l’aratro. Ma chi era Arepo? Forse un po’ tutti noi…  Sator, acronimo anche di di Scienza, Arte, Tecnica: Orizzonti e Ricerche

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Vivere il presente con passione. Con paziente tenacia operare perché i semi germoglino, senza mai domandarsi se siamo stati noi i seminatori, ma fiduciosi che anche i nostri semi potrebbero un giorno dare frutto, forse grazie alle cure altrui. Non rinunciare mai a progettare ponti che gli altri potrebbero percorrere, attenti però a riconoscere quelli che sono già stati realizzati, forse proprio per noi.

E’ questo, in sintesi, l’impegno di noi Soci Fondatori dell’associazione culturale Sator (seminatore, appunto) e di tutti i Soci che vorranno unirsi nel nostro sforzo.

Nella stessa parola “Seminatore” c’è l’ottimismo di chi non spreca egoisticamente ciò che potrebbe dare frutto domani, c’è il mistero di chi per vivere pienamente il presente ha bisogno di progettare un futuro, pur sapendo che esso potrà dipendere ben poco dalle sole sue deboli forze; c’è, da sempre, la fatica consapevolmente accettata di chi regge un aratro a volte ribelle ai suoi sforzi.

Nella parola “Sator” abbiamo anche voluto vedere, misteriosamente nascosti appunto come in un seme, le parole Scienza, Arte e Tecnica che da sempre tracciano importanti Orizzonti e costituiscono campi essenziali di Ricerca, tracciando percorsi a volte uniti nella costruzione di un’unica Sapienza, ma a volte innaturalmente rivolti l’uno contro l’altro in una involuzione autodistruttiva della Cultura, o in una sua drammatica crisi di crescita. Vorremmo contribuire alla costruzione di un Sapere armonioso, pur sentendoci come gli umili scalpellini impegnati a squadrare i blocchi di marmo per una grande cattedrale gotica: come loro consapevoli di essere non meno indispensabili dei grandi architetti che l’hanno disegnata, ma totalmente inutili se non umilmente al servizio di un progetto nel quale crediamo, anche se non siamo in grado di comprenderlo nella sua grande complessità.

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